Cenni Storici

Con il terremoto della Campania e della Basilicata del 1980 che si muovono i primi passi dei cittadini italiani di modalità operative alle attuali organizzazioni di volontariato. Tali interventi provenivano dalle organizzazioni sindacali, aziendali, di varie comunità, associazioni culturali, ed organizzazioni di volontariato non dedite abitualmente ad attività di Protezione civile. Queste attività si caratterizzarono attraverso una forma di spontaneismo che, a volte aumentò il livello di “confusione” del già provato, ed inadeguato, apparato dei soccorsi, ma è pur vero che questi interventi rappresentarono la più importante fonte di assistenza per i terremotati.
Con la nascita del Dipartimento della Protezione Civile, il Ministro Zamberletti applicò una politica pubblica sul Volontariato d'incentivazione dei gruppi organizzati e delle associazioni, disincentivando l'utilizzo dei Volontari “singoli”, nell'ipotesi, rivelatasi poi corretta e vincente, che solo un Volontario formato, specializzato e reso autosufficiente attraverso una propria organizzazione, potesse essere efficace nel momento della massima emergenza.

In effetti, quello che storicamente risulta è la crescita costante del Volontariato e la sua presenza, sempre in costante aumento, nelle situazioni di emergenza ma con l’alluvione del Piemonte il Volontariato cresciuto ed organizzato in varie tipologie di associazioni e gruppi comunali, caratterizzò questo tipo di intervento con quello che si può definire spontaneismo organizzato il quale non trovando nel Servizio Nazionale di Protezione Civile una sufficiente capacità di coordinamento, utilizzò le proprie risorse bypassando il Servizio Nazionale stesso ed offrì la propria opera recandosi sul posto liberamente, collegandosi direttamente ai Comuni. Tutto ciò, da una parte rappresentò una grande risorsa per il superamento dell'emergenza ma dall'altra denunciò una incapacità da parte del Servizio Nazionale ad utilizzare correttamente questa risorsa, non sapendola collegare, alle esigenze del momento, non ottenendo quindi l'ottimizzazione delle risorse presenti sul territorio.

Si costituì quindi una nuova politica pubblica, basata sull'aspetto del coordinamento operativo di questa risorsa, cominciando per prima cosa a legittimarla come una vera e propria “struttura operativa”, di pari dignità con tutte le altre strutture operative individuate dall'art. 11 della legge 225/92. I primi risultati di questa nuova impostazione e del grande lavoro svolto dal Servizio Volontariato si riscontrarono già con il terremoto dell'Umbria e delle Marche. In tale occasione il Dipartimento della Protezione Civile seppe incanalare l'intervento del Volontariato sulla base delle esigenze operative. Questa politica si rivolse sostanzialmente a tutta quella miriade di organizzazioni locali che rappresentano la risorsa più grande del sistema di Protezione Civile incentivandone la formazione di strutture di coordinamento locali. In questo senso il Progetto Pilota (FO. P. I. Vo. L.) istituito dal Dipartimento della Protezione Civile in collaborazione con la Regione Lazio.
Nell'alluvione di Pineto, in Abruzzo nel 1999, due anni dopo la sua nascita, da sola la FO.P.I.Vo.L. completamente e autonomamente equipaggiata riuscì ad essere operativa, sul posto, dopo appena 4 ore dall'allertamento.

L'aspetto più importante rimane comunque quello del fine solidaristico, e della sua traduzione operativa,dell'assenza del fine di lucro individuale e collettivo.
La protezione civile è, in qualche modo infatti, il punto più alto di sintesi della solidarietà, in quanto è solidarietà verso un'intera comunità, colpita da un fatto grave e violento come una catastrofe e chiama a raccolta doverosa tutte le energie della comunità, nessuna esclusa, al massimo delle capacità.
Questo vale con evidenza nell'emergenza, ma anche nella fase di previsione e prevenzione; che è conoscenza attenta ed armoniosa della propria realtà territoriale e che non può non tradursi in rispetto e impegno attivo di tutela e valorizzazione del territorio.
Il Volontario è anche da ritenere elemento insostituibile nell'organizzazione della protezione civile proprio perché presta la sua opera in maniera del tutto gratuita, mettendo a disposizione della collettività la propria professionalità ed il tempo libero, è bene che il suo ruolo venga esaltato e ben identificato anche nell'immagine, nella foggia del vestiario, nei colori e scritte sui mezzi negli emblemi e nei distintivi.
Con il Decreto Legislativo 31 marzo 1998, n. 112 – Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della Legge 15 marzo 1997 n. 59 – Capo VIII, sono stati ripartite le competenze in materia di protezione civile.
Nell'art. 108 si individuano le funzioni conferite alle regioni e agli enti locali e in particolare al capo sono attribuite alle regioni le funzioni inerenti gli interventi per l'organizzazione del volontariato.Ai comuni le funzioni relative all'utilizzo del volontariato di protezione civile a livello comunale e/o intercomunale, sulla base degli indirizzi nazionali e regionali.

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Iscrizione Albo Regionale
609/92 L.R. n°37 del 11/04/1985

Iscrizione Registro Regionale
n° 659 del 27/04/1999 LL.RR. n° 28 del 28/06/1993 n° 29 del 23/05/1996

Censita D.P.C.
Del. Com. n° 598 del 16/10/1991 - Del. Com. n° 326 del 27/06/1992

Iscrizione n°13 nell'elenco Territoriale
Del. Giunta Reg. n. 109 del 22 maggio 2013
Dir. Presidente Consiglio Ministri Rep. 5300 del 13.11.2012

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